Progetto ItaloRadio informazione e musica 24/7

ItaloRadiola Radio italiana che trasmetterà da Villa Griffone, dove tutto ebbe inizio.

un progetto di :

Lo Spot

con la voce originale di Guglielmo Marconi

Progetto ItaloRadio

Marconi Innovation



ItaloRadio è un progetto che prevede la creazione di una nuova emittente broadcasting italiana.

La sede

Gli studi principali avranno sede a Villa Griffone, il luogo dove tutto ebbe inizio. Dal 1849, questa dimora è stata la residenza della famiglia Marconi. Fu proprio nella sua soffitta che Guglielmo Marconi allestì il primo laboratorio, è da qui che partì il primo segnale radio della storia: nacquero la radio e, con essa, il wireless.
Oggi Villa Griffone ospita la Fondazione Guglielmo Marconi e l’omonimo Museo; presto sarà anche sede della nascente emittente, accogliendone gli studi di trasmissione.

Perché il nome ItaloRadio?

ItaloRadio, fondata nel 1923, fu la prima società operante in Italia a gestire le comunicazioni telegrafiche via radio a lunga distanza e Guglielmo Marconi ne fu Presidente. Dopo numerose vicissitudini, Marconi riuscì infine a ottenere la concessione governativa che gli consentiva di operare in autonomia con una propria società.

Oggi il progetto ItaloRadio si propone di riaccendere il segnale proprio dal luogo in cui fu inventato.
Il claim del progetto è “Marconi Innovation” e il segnale verrà veicolato non solo via etere, ma anche attraverso un’innovativa piattaforma crossmediale.

I contenuti

Il progetto ItaloRadio nasce per dare voce agli esperti dei più diversi settori. Trasformiamo competenze specializzate in contenuti fruibili a tutti attraverso news, dirette, podcast e intrattenimento.


Intelligence, Cyberspazio, IA, Protezione dei dati, Cybersecurity, Geopolitica, Costume & Società, Economia e molto altro: un ventaglio di argomenti complessi che affrontiamo con semplicità e coinvolgimento. Il tutto arricchito da una selezione musicale internazionale pensata per sorprendervi.

Il nostro palinsesto

ItaloRadio si propone di essere un punto di riferimento per gli amanti della musica e dell’informazione, disponibile 24 ore su 24, 7 giorni su 7, con streaming, podcast e una programmazione aggiornata.

Ritratto Guglielmo Marconi Mama-dots italoradio

NOTIZIE

  • La rinascita della radio nell’era digitale

    La rinascita della radio nell’era digitale

    La vecchia signora si rifà il look


    C’era un tempo, non troppo lontano, in cui dare della “radio” a qualcuno significava dirgli che era fuori dal mondo, roba da nonnetti aggrappati alla manopola come a un rosario (nessuna allusione a Radio Maria). La radio, si diceva, era il medium con la polvere sulle spalle, destinato a fare compagnia alle lucine del registratore a cassette nel cassetto dei ricordi. E invece, guarda un po’, la vecchia signora in FM non solo non è morta, ma si è rifatta il look, ha imparato a fare lo streaming e adesso se ne sta bella pimpante nello smartphone, nell’auto connessa e perfino nel diffusore intelligente che ti ubbidisce a comando vocale. E poi c’è il DAB+, la radio in alta fedeltà, che restituisce un suono pulito e cristallino senza i fruscii di una volta. La radio è rinata, e chi l’avrebbe mai detto.

    I numeri? Questa volta parlano chiaro


    I numeri, si sa, sono come le Rune per le profezie. Dicono quello che vuoi se li interroghi con la domanda giusta. Però a volte dicono anche la verità, e stavolta la verità è che la radio digitale sta crescendo a ritmi che farebbero invidia a un’app di delivery. In Italia, la penetrazione settimanale della radio sfiora l’84,5%. E non è mica la solita audience di pensionati che ascoltano il notiziario mentre sbucciano le patate: la radio digitale intercetta in modo significativo le generazioni più giovani, tanto che tra i 18 e i 24 anni raggiunge il 55,4%. In Francia, nel 2025 il 21% dell’ascolto audio totale era già radio digitale, quasi il doppio rispetto al 2020. E in Gran Bretagna, il digitale rappresenta ormai più di tre quarti dell’ascolto radiofonico. Tradotto: la radio non è più quella cosa che accendi in macchina e ti becchi la pubblicità dei materassi. È diventata un ecosistema fluido, che viaggia sul DAB, sul web, sulle app, e si infila dappertutto.

    Il vero colpo di genio: la fabbrica di storie

    Il vero colpo di genio, però, è stato reinventarsi come contenitore di storie. Il podcast, che all’inizio sembrava il giocattolino dei nerd con il microfono e il tempo libero, è diventato il motore della nuova radiofonia. In sette anni, gli ascoltatori di podcast in Italia sono aumentati del 75%, passando da 10,3 a 18 milioni. E non si tratta più di quattro gatti che ascoltano il cugino che parla di fumetti: il 36% degli italiani ormai ascolta podcast, con una predilezione per il crime, la storia e la politica. La radio, insomma, ha capito che nell’era della frammentazione dell’attenzione, la vera risorsa non è più la diretta, ma la possibilità di essere ascoltati quando e dove vuoi tu. E così si è trasformata in una fabbrica di racconti: inchieste, true crime, storie di vita, approfondimenti. Roba da far invidia a Netflix, se Netflix avesse solo l’audio

    Il paradosso dell’inquilino di lusso

    C’è però un paradosso, e bello grosso. Più la radio diventa digitale, più si affida a piattaforme che non controlla. Lo smart speaker è il nuovo campo di battaglia: in un’auto connessa o in casa, la tua radio preferita è a un comando vocale di distanza da Spotify, da un podcast o da una playlist algoritmica. E chi decide quale contenuto far finire in primo piano non è il broadcaster, ma la piattaforma, che possiede l’interfaccia e imposta i default. È come se la radio avesse affittato un appartamento in un palazzo di lusso, ma il portinaio fosse il proprietario e potesse decidere chi far entrare. Il rischio è che la radio diventi un inquilino di serie B, sacrificata sull’altare dell’algoritmo che preferisce consigliarti l’ultimo podcast di true crime piuttosto che il programma che ascoltavi da vent’anni.

    Nell’era dei bit, vince il calore umano
    Eppure, nonostante tutto, la radio resiste. Perché ha una dote che le piattaforme digitali non hanno: la compagnia. La radio è quel sottofondo che ti tiene sveglio al mattino, che ti fa compagnia mentre guidi, che ti racconta una storia mentre cucini. È un medium caldo, come lo chiamava McLuhan, in un mondo di schermi freddi. E forse è proprio questa la sua rinascita: non come tecnologia, ma come relazione. La radio digitale non è la fine della radio, ma la sua terza vita. Dopo l’epoca delle valvole e quella della FM, eccoci all’era dei bit. Ma il suono, quello, è sempre lo stesso. E continua a parlare a chi ha voglia di ascoltare.

    fonti e link

    https://it.wikipedia.org/wiki/Marshall_McLuhan

    https://www.ilsole24ore.com/art/podcast-boom-italia-18-milioni-ascoltatori-saliti-75percento-2018-AHmqqUtC?refresh_ce=1

    https://www.confindustriaradiotv.it/la-radio-in-europa-tra-tradizione-e-trasformazione-digitale/embed/#?secret=HracFGmMbZ#?secret=wm53fjUaFP

foto-speaker_ italo radio