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Ascoltare musica migliora la produttività

La redazione di ItaloRadio

C’era una volta, tanto tempo fa, quando gli uffici erano templi del silenzio interrotto solo dal ticchettio delle macchine da scrivere e dal sommesso brusio delle telefonate. Oggi, per fortuna, le cose sono cambiate. Mettete le cuffie, premete play, e il mondo intorno sparisce. Ma la domanda che da anni ronza nelle orecchie di chiunque passi otto ore davanti a un computer è: ma la musica, questa benedetta musica, ci aiuta davvero a lavorare meglio?

La scienza, cari lettori, dice di sì. E non da oggi.

Uno studio pubblicato su Applied Ergonomics ha già dimostrato anni fa che chi ascolta musica mentre svolge compiti ripetitivi – controllo della posta, inserimento dati, quelle attività che il filosofo ci farebbe chiamare “lavoro alienato” – li completa più in fretta e con meno errori. La musica, insomma, decora il tempo e aiuta a impiegarlo meglio. Non male per un’arte che molti, ancora oggi, considerano un semplice passatempo.

La chimica del piacere

Ma non è tutto. La musica, si sa, è anche una questione di chimica. Uno studio del Journal of Neuroscience ha rivelato che l’ascolto musicale può aumentare il rilascio di dopamina fino al 9%. La dopamina, per chi non lo sapesse, è il neurotrasmettitore del piacere, della motivazione, di quella piccola scossa che ci fa dire “sì, ce la posso fare”. La musica che ci piace attiva il circuito della ricompensa nel cervello. Praticamente, una specie di gratificazione istantanea che ci spinge ad affrontare anche i task più noiosi.

E qui entriamo nel vivo della questione: non tutta la musica è uguale, e non tutti i lavori sono uguali.

Il ritmo giusto per il lavoro giusto

Per le professioni creative – grafici, scrittori, comunicatori – la musica strumentale con un tempo compreso tra i 50 e gli 80 battiti al minuto sembra fare miracoli. Un tempo che, guarda caso, è simile a quello del battito cardiaco umano: una sorta di sincronia fisiologica che rende più facile entrare in quello stato di “flusso” che gli psicologi chiamano flow.

Uno studio randomizzato pubblicato su Behavioral Sciences nel 2025 ha confermato che la musica strutturata – come la celebre sonata K448 di Mozart – facilita questo stato di flusso e migliora le prestazioni, almeno fino a quando l’abitudine non ne riduce l’effetto.

Attenzione alle parole

Per i lavori analitici, invece, attenzione ai testi. Le parole, si sa, possono distrarre. Uno studio di Cambridge ha rilevato che il 48% dei lavoratori in ufficio si lamenta delle chiacchiere dei colleghi come principale fonte di distrazione. E la musica con testo funziona più o meno allo stesso modo: il cervello tende a seguire le parole, sottraendo risorse preziose al compito che si sta svolgendo.

La soluzione? Brani strumentali, o meglio ancora, musica familiare, che si è imparata a memoria e che non richiede attenzione.

Il dosaggio perfetto

Ma c’è un’altra scoperta, recentissima, che merita attenzione. Una ricerca pubblicata nell’agosto del 2024 sul Journal of Applied Psychology, condotta su centinaia di lavoratori, ha dimostrato che ascoltare musica con moderazione – circa un’ora in più del solito – migliora le prestazioni. Ma attenzione: superare le tre ore porta a un declino. Troppa musica, insomma, diventa rumore.

Anche la musica più bella, se ascoltata all’eccesso, perde il suo incanto. E qui il vecchio adagio oraziano – est modus in rebus – si rivela più attuale che mai.

La forza di volontà

E poi c’è la questione della volontà, quella che i ricercatori chiamano willpower belief. Lo stesso studio ha scoperto che chi crede di avere una forza di volontà illimitata mantiene meglio la concentrazione indipendentemente dalla musica ascoltata. In altre parole, la musica è un aiuto, ma non un sostituto della disciplina.

Il verdetto finale

Dunque, cari lettori, la musica al lavoro funziona. Ma funziona se scegliete quella giusta, se la dosate con intelligenza, se la usate come uno strumento e non come un tappeto sonoro su cui adagiare la vostra pigrizia. I programmatori, i grafici, gli scrittori, i data analyst: per voi la musica può essere una vera e propria alleata.

Per chi, invece, svolge un lavoro che richiede attenzione costante al cliente o comunicazione verbale, forse è meglio abbassare il volume e concedersi il silenzio. La musica, in fondo, è come la vita: non è mai solo sottofondo. È sostanza. Sta a noi saperla ascoltare.

Fonti:

https://www.sciencedirect.com/science/article/abs/pii/0003687072901019

https://journals.plos.org/plosone/article?id=10.1371%2Fjournal.pone.0316047&fbclid=IwY2xjawIfjgxleHRuA2FlbQIxMAABHYdJc-IzsAtWgg1np-e6a7FYWF2s34N0Il8oJl-kIDqY18nAuexnuZIT5Q_aem_0XOoGGweC7loDyspy2Chng#4

https://www.cardiff.ac.uk/news/view/2916368-music-in-open-plan-offices-improves-well-being#1

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